A distanza di un anno Uber ammette di aver subito un attacco informatico che gli è costato la perdita dei dati sensibili di 57 milioni di clienti. Tra le informazioni rubate ci sarebbero nomi, email, numeri di telefono e i dati personali, inclusi i numeri di patente di 7 milioni di autisti. Uber come molte altre imprese si è infine piegata al ricatto versando agli hacker la cifra di 100 mila dollari. Fatto ancora più grave è che la comunicazione di questo data breach avviene a un anno di distanza. Agendo in questo modo la multinazionale di San Francisco ha esposto a rischi più ampi tutti i soggetti coinvolti. Alla perdita economica si aggiunge oggi un forte danno reputazionale; e se fosse già in vigore il GDPR... 

   

(Fonte: La Stampa) 

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